Uno

Pensava di aver vissuto tutto ciò che c’era d’interessante da vivere. Oddio, non che le sue esperienze fossero così vaste, ma credeva che un assaggio di qualunque cosa, nella sua vita, se l’era ben concessa. Eppure lo sapeva bene che questa era una fiaba che si raccontava, che la realtà era molto più complessa, più ricca di quanto una singola persona possa sperimentare, assaggiare, in un’intera esistenza.
Eppure gli piaceva crogiolarsi in questa idea, pur conoscendone la falsità, salvo poi rivederla volta per volta, aggiustandola di eccezioni, di casi particolari, di deviazioni dalla regola.

Già, la regola. Trovare una regola, una legge, per lui era un ottimo sedativo: ciò che è descrivibile è prevedibile. Basta trovare una regola duttile in modo giusto, e sarà possibile capire sempre cosa potrà succedere. Un positivismo banalizzato, arricchito dalla consapevolezza che sì, la regola generale è vera, ma trovare le leggi che descrivono ogni comportamento, fisico, chimico, psicologico, irrazionale, può essere estremamente complesso. Eppure la convinzione che ciò fosse possibile era sufficiente per rassicurarlo al riguardo. Per questo si accingeva, con molto impegno, a cercar di interpretare con una legge il comportamento delle persone. Il potere, sì, il potere di saperle leggere, di cogliere nei loro comportamenti, nei loro gesti, non solo gli indicatori dei loro pensieri, ma soprattutto delle loro pulsioni, delle loro angosce, del loro io profondo. Credere tutto ciò lo faceva stare bene, gli dava un senso di sicurezza. No, non serviva per difendersi, per giudicare, per prevenire. Lui lo faceva con quello spirito quasi da entomologo, che gli permetteva di capire.

Capire era il suo chiodo fisso. Nella sua vita passata, quella che sognava, di giovane coppia felice, aveva dovuto usare tante volte questa sua attitudine. Capire serviva per non fermarsi in superficie, per non arrestarsi al “mi piace” oppure al “non son d’accordo”. Capire era un passo avanti, era interpretare un pezzo della regola nascosta che governava l’altra persona, e sapere cosa stava per succedere. Aveva sfruttato questa sua caratteristica molte volte, e il fatto che sembrasse funzionare gli infondeva serenità e sicurezza, anche quando attraversava con Giuliana lo Stige della di lei depressione. Anzi, proprio la sicurezza che gli arrivava da questa sua capacità gli dava la forza di affrontare la disperazione: oltre l’invisibile lui prevedeva l’approdo, e disegnava la rotta per raggiungerlo.

L’onnipotenza è la capacità di modificare le cose per fare accadere ciò che si desidera, una possibilità rara, probabilmente non esistente in natura. Nessuno è tanto potente da poter plasmare il futuro, incanalare le azioni altrui, fare accadere fatti secondo un disegno nascosto a tutti, ma non a chi possiede questo dono. Lui era certo che nessuno fosse onnipotente, o che fosse in grado di plasmare la volontà altrui con arti tali da farli soggiacere alle sue volontà. ‘Chi cede a questi manipolatori’, pensava, ‘è sicuramente una persona incapace di controllo su di sé, e su ciò che gli succede’. Era certo che la sua attenzione, la sua razionalità, la sua capacità di analisi lo mettessero al riparo da tutti i manipolatori esistenti.
Lui non era un manipolatore, ma un convincitore. Non si stancava mai di offrire il suo punto di vista, di renderlo logico, inattaccabile, convincente. Lui sapeva che un ragionamento doveva essere strutturato in un certo modo, per poter resistere ad un’analisi di corrispondenza logica, e vi si atteneva strettamente.
Non si sentiva un onnipotente, ma sapeva che unendo previsione e convincimento ne interpretava alcuni aspetti. Diceva: “a volte sono come un uomo, posto su di una collina che separa due strade convergenti. Da questa collina posso vedere cosa succede su entrambe le strade. Se vedo due auto che si avventano all’incrocio, ciascuna ignara dell’altra, io so per certo se si schianteranno. Non sono io che le faccio schiantare, ma so, prevedo. E mi munisco di segnali, per cercare di fermarli prima che sia troppo tardi”.

Questa dote lo rivestiva come un’armatura. Ma questa armatura lo isolava dalle emozioni. Lui lo sapeva bene.

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